giovedì 15 marzo 2012

Cause di guerra.




Adesso c’è una certa calma lungo la strada, ma si avverte nell’aria una tensione che è pronta ad accendersi di nuovo da un attimo all’altro. Protette dai grandi e vecchi portoni condominiali di legno, qualche persona si è appena affacciata ad osservare la via, e per il resto è rimasta dentro gli ingressi, a parlare sottovoce di quello che ormai sta accadendo, meravigliate, perplesse, scambiando parole di sgomento e stringendosi ognuna nei propri panni.

La grande manifestazione è proprio passata di lì, una strada quasi anonima della città, dove non era successo mai niente, normalmente ignorata da cose del genere, ed ha come spiegato, per la prima volta, agli abitanti di quel quartiere, che ci si attende una presa di coscienza anche da loro, da tutta quella gente benpensante e integrata come senz’altro si credono d’essere tutti quelli che abitano in quella zona.
n fondo indignarsi non è certo retaggio soltanto di alcuni facinorosi, anzi, sono i tranquilli borghesi che più di altri hanno buoni motivi per fasi sentire. Questo sembra aver voluto sottolineare il corteo che è passato lungo la strada, e che ha lasciato alle spalle, in quegli abitanti, un senso di incerto, uno strano presagio, assieme alle cartacce e ai rifiuti sui marciapiedi e lungo la via.
Una donna improvvisamente esce di casa da sola, forse qualcuno l’osserva, nascosto tra le tende della propria finestra; lei accenna una corsa leggera, poi continua a camminare con passo veloce, rasentando i muri delle abitazioni. Porta una giacca di lana sopra le spalle, e una specie di scialle sopra la testa; sembra diretta verso la piazza, in fondo alla strada, forse cerca soltanto di raggiungere uno dei negozi che si aprono là, da quella parte, magari la farmacia, sicuramente le serve qualcosa di urgente per cui è stata spinta ad uscire.
La donna si muove senza neppure guardare dietro di sé, pare che abbia interesse soltanto per ciò da cui è stata spinta lungo la via, come se niente potesse distoglierla da ciò che si è prefissa di fare. Niente si muove adesso lungo la strada, escluso lei, eppure si percepisce che la manifestazione non è molto lontana, forse si è soltanto fermata lungo il vicino viale, chissà.
Niente pare più innocuo e poco importante di una persona che se ne va come quella donna per la sua strada, indifferente quasi a tutto quanto succeda, magari senza neppure immaginarsi che la farmacia e gli altri negozi adesso sono chiusi, con le serrande abbassate, ad evitare di essere presi di mira da qualche gruppo di scalmanati che non ha niente di meglio da fare che scagliarsi contro qualche bottega.
Così tutto sembra scorrere in qualche maniera, e in fondo, nella casistica di tutti gli avvenimenti possibili, può darsi benissimo che una donna possa avere bisogno di uscire per strada e raggiungere qualcosa che le sembra estremamente importante, superiore anche al rischio di essere fermata da qualcuno per futili motivi, forse addirittura soltanto per il gusto di farlo.
Poi, per un attimo, qualcosa brilla lucente nell’aria, sopra al davanzale di una finestra del primo piano. La fucilata parte senza preavviso, ma producendo come un rumore qualsiasi, un elemento urbano subito composto tra le cose possibili in una città. La donna si accascia sul marciapiede senza neppure un lamento, e resta lì, come un fagotto di stracci, a riprova del fatto che certe volte persino una persona inoffensiva come lei può essere il simbolo di una guerra di cui non si è neppure riusciti a capire la natura. Tutti gli altri non hanno visto un bel niente, ci sarà tutto il tempo per prenderne atto.

Bruno Magnolfi


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