domenica 20 gennaio 2013

Consapevolezza d'amore.

           
            Certe volte ti osservo, e mi pare che qualcosa di te si riversi direttamente tra i miei sentimenti, senza alcun filtro. Lei sorride, non dice niente, però lentamente si alza, gli sfiora una mano quasi con noncuranza, se ne va, come aveva precedentemente deciso. Ci vediamo stasera, queste le parole rimaste nell’aria, quasi una promessa, una possibilità, una speranza.
            Il giorno procede, i pensieri rincorrono piccole finalità, altre persone entrano nel campo visivo scambiando parole, opinioni, definizioni più o meno composte di ciò che dev’essere. In alternanza, lui si ferma un momento, richiama alla mente la tua inamovibile presenza, e dentro di se sente qualcosa sorridere, quasi un elemento di differenza profonda con tutti gli altri.
            Vorrei un caffè, spiego al barista. La visione d’insieme dei gesti consueti che si possono svolgere durante lo sviluppo di una serie di momenti qualsiasi, è spesso un’idea, o una voglia, oppure un pensiero; ancora più spesso soltanto un’abitudine, la ricerca di calcare le solite orme lasciate sui pavimenti il giorno avanti, o chissà quando. Il giorno sembra solo un lasso di tempo da riempire di contenuti sereni, senza asperità.
            Infine qualcosa lo chiama da dietro, non una voce o un suono conosciuto, piuttosto un segnale, la lusinga di un elemento di curiosità. Si volta, e un lampo improvviso entra nel suo piccolo mondo. Mi chiedo, cosa potrà mai essere una sensazione non sorretta da qualcosa di razionale? Quello che è, pensa, così lascia che cali l’importanza inversamente alla delusione che prova, e probabilmente affronta il prossimo quadro d’insieme con una consapevolezza maggiore.
            Osservo il quadrante dell’orologio: ancora pochi minuti, forse, un’ora al massimo. Lui ondeggia tra confusi pensieri cumulativi, assapora un desiderio che annulla qualsiasi altra cosa. Eccoti, infine. Come stai? Dici senza interesse, quasi per abitudine. Ti osserva, forse ritrova la medesima impressione che conosce quasi da sempre. Dico: mi sei mancata, anche se devo abituarmi all’idea di trascorrere giorni e periodi senza di te. Non sono sfuggente, rispondi. Cerco soltanto di preservare le tue percezioni dalla noia inevitabile che proveresti, se soltanto cercassi con te una vicinanza maggiore.
            Bruno Magnolfi

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