sabato 9 aprile 2011

Decisioni sofferte.


Decisioni sofferte.

Certe volte ci si sente soli davanti a delle scelte difficili, pensava Eugenio mentre tornava verso casa a piedi, infagottato nella sua giacca forse troppo ampia. Molte cose dipendevano dalle decisioni che avrebbe dovuto prendere in quel breve periodo: il lavoro, il suo futuro, la sua situazione; tutto, in una parola sola; e dietro a ciascuna decisione pareva si annidassero sia aspetti positivi che lati svantaggiosi, lasciandolo continuamente perplesso. Camminava un po’ angosciato, con la testa presa dai pensieri e con le mani affondate nelle tasche, e aveva trovato con la punta delle dita, proprio mentre si guardava attorno quasi a cercare con gli occhi qualcosa che lo sollevasse da quelle sue preoccupazioni, un vecchio e minuto pezzetto di matita, nascosto in una piccola scucitura della fodera, qualcosa che era rimasto lì chissà per quanto tempo, retaggio della sua voglia quasi scomparsa di fare dei ritratti. Aveva sorriso di quel buffo segnale, ma si era fermato volentieri in un caffè lungo la strada, e si era seduto ad un tavolino, giusto per bere con calma qualcosa di fresco.

Si era guardato attorno nel locale quasi deserto, aveva pensato ancora per un attimo alle sue importanti decisioni da prendere, poi si era lasciato catturare da una tovaglietta chiara di carta ruvida sopra al suo tavolo, completamente immacolata. Non importava neppure riflettere molto per trovare un soggetto adatto per il suo disegno: il cameriere aveva mostrato un’espressione insolita servendo la sua consumazione, e la matita di Eugenio si era mossa quasi rispondendo ad un automatismo. Era un gioco, un divertimento, niente di più, ma tratteggiando velocemente quella faccia, lui si sentiva subito bene, come se la sua vita vera fosse quello, non le complicazioni da affrontare, non quelle scelte difficili e antipatiche che lo attendevano, senza alcun riparo.

Gli piaceva ancora disegnare a Eugenio, e tante volte negli anni passati aveva ricevuto i complimenti da molti, soprattutto per il colpo d’occhio con cui sapeva catturare un gesto, un atteggiamento, in qualche caso anche un carattere. Gli veniva naturale, ecco tutto, proprio al contrario di quello che accadeva alla sua vita, sempre contorta e complicata, quasi un compendio di sforzi in cui si trovava sempre invischiato, quasi che i suoi guai in certi casi lui se li andasse proprio a cercare, e tutto questo impegno gli servisse solamente per riuscire a sopravvivere.

Con pochi tratti veloci aveva messo insieme l’espressione che gli era rimasta impressa nella mente, poi aveva completato il suo disegno con qualche particolare di contorno, e infine aveva scritto il suo nome di battesimo in fondo a quella tovaglietta, alzandosi dal tavolo e pagando la sua consumazione, restando in piedi giusto un attimo davanti al cameriere. Uscì dal locale, Eugenio, e fu solo dopo qualche passo che sentì qualcuno che chiamava quel suo nome, da non molto lontano: grazie, gli diceva il cameriere sorridendo dalla soglia di quel bar, non solo per il ritratto che è bellissimo, ma anche per il mozzicone di matita che ha lasciato, quasi un monumento alla sua arte.

Bruno Magnolfi

Nessun commento:

Posta un commento