mercoledì 5 dicembre 2012

Un saluto frettooso.



          

           
            Forse, in tanti anni, ho soltanto cercato delle varianti, degli argomenti alternativi, delle possibilità differenti, che mi permettessero di non vedere quello che ero veramente, pensa Ernst; e tutto questo almeno fino a quando non ho conosciuto te, che mi hai fatto scoprire, soltanto con uno sguardo, la semplice umanità da cui ero composto.
            Poi lui esce dalla stanza, s’incammina verso la strada che lo attende, non si volta indietro, ciò che aveva da dire lo ha già detto, chiude la porta alle sue spalle ed improvvisamente ha la coscienza di essere da solo, come se questo stato fosse un vantaggio e non un limite. Guarda la campagna che si snoda avanti a sé, respira l’aria fresca che lo accompagnerà, e infine si avvia, senza alcun ripensamento.
            Lei lo osserva con distacco dalla sua finestra: quando lo rivedrà saranno ambedue diversi, non si può far niente per evitare tutto questo; tanto vale cercare di raccogliere tutti quei piccoli elementi positivi che possono quasi per gioco essere rimasti impigliati nella personalità di ognuno, e in questo modo archiviare il vissuto sotto l’egida dell’esperienza, perché nient’altro è possibile pretendere.
            Bruno Magnolfi

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