domenica 30 dicembre 2012

Chiuso dentro un pensiero.

            
            Era uscito dal locale quasi con stizza. Aveva perduto a carte, anche se questo in fondo non era particolarmente importante. Però non era riuscito ad essere il giocatore di sempre, spiritoso, brillante, di compagnia. Si era lasciato andare anche ad un piccolo sfogo contro la sfortuna che secondo il suo parere lo aveva perseguitato per tutta la sera, e questo non era da lui.
            Così era uscito dal circolino con l’impellente necessità di starsene solo, ma quel nervosismo che aveva accumulato lo faceva ancora star male. Perciò si era incamminato verso la stazione ferroviaria, giusto per guardare qualche treno in partenza e prendersi un caffè in quel bar quasi anonimo, in mezzo a qualche faccia che probabilmente non aveva mai visto.
            Ma alla fine si era ritrovato ad osservare la parte lucida dei binari, ad essere stanco senza il coraggio di tornarsene a casa, e ad avere sonno senza la possibilità di andare a dormire. Un barbone gli si era avvicinato senza neppure chiedergli niente, e lui aveva sopportato con indifferenza quella presenza, senza la volontà di allontanarsi o di dire qualcosa.
            Poi era arrivato un treno locale, fermandosi con un certo stridore dei freni, qualche passeggero era sceso dai vagoni e lui era rimasto ancora quasi impassibile. Non c’era alcun senso in ciò che stava pensando, eppure non riusciva neppure a riflettere qualcosa di minimamente diverso. Osservava gli sportelli aperti di quel convoglio come una possibilità di fuga da tutto, repentina, irrazionale, inspiegabile, e questa era l’unica idea che riusciva ad avere.
            Infine il barbone all’improvviso gli aveva chiesto sottovoce dei soldi, come se ognuno prima o dopo dovesse pur fare la propria parte: prima che parta, aveva detto, me lo lascia uno spicciolo? Ma lui lo aveva guardato a lungo senza rispondere, quasi incantato; e infine, come lasciando affiorare alle labbra un pensiero sofferto, aveva detto semplicemente: mi dispiace, in tasca ho soltanto il biglietto del treno, nient’altro; e con queste parole era salito senza più indugi.

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