martedì 21 dicembre 2010

La parte assegnata.




Che cosa serve pensare? Arrovellarsi l’anima, nient’altro. Tutto trova compimento nel presente, inutile farsi illusioni, cercare di pianificare la giornata di domani, o quella dopo. E’ come non esistessero, e comunque dobbiamo affrontare il futuro volta per volta, non c’è un’altra soluzione. La mia cuccia per la notte è quest’angolo, in fondo alla stazione dei treni. La polizia ferroviaria mi tollera; però quando arriva il mattino, già ad iniziare alle sei, vengono lì e a volte mi svegliano con le pedate, mi dicono di sloggiare, e alla svelta. Allora devo rifare in fretta tutto il fagotto e rimettermi in giro.

Cosa mi importa di chi mi guarda: sono uno come tutti, con un passato che adesso non voglio neppure più ricordare. Ma tutti mi guardano ora, e per tutti sono quello che sono adesso, senza un passato, quello è sparito dalla mia vita. E il futuro, per uno come me, non esiste. Il mio percorso non è ampio: vado lungo le strade minori attorno a questa stazione, chiedo in giro qualche spicciolo, senza fare mai l’insistente.

Mi siedo su qualche gradino, resto lì, senza far niente. Il niente è la mia vita, lo so. Certe volte guardo attorno le persone che corrono. E’ come un gioco che procede davanti ai miei occhi. Non parlo più con nessuno, non ho niente da dire. Bofonchio qualcosa, ogni tanto, questo mi pare già sufficiente. Nella stazione guardo i treni, la gente si affretta a salirvi. Non ho nessuna opinione, lascio che tutto scorra da sé. Poi ritrovo la mia cuccia la sera. Ognuno deve fare la parte che gli è stata assegnata, penso; e questa è la mia.

Bruno Magnolfi

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