martedì 12 luglio 2011

(Profilo n. 10). I pezzi che mancano.


Franko a fine giornata sta sistemando le ultime cose prima di chiudere la sua officina e andarsene a casa come già hanno fatto i suoi ragazzi da poco più di mezz’ora. Due tizi che non ha mai visto si fermano davanti ai suoi piedi in silenzio, dopo aver abbassato la testa sotto alla serranda mezza calata ed essere entrati, le mani dentro le tasche, le facce serie, senza espressione. Dicono, senza attendersi alcuna risposta, che hanno una macchina da riparare, e poi basta.

Franko capisce al volo che non è il caso di replicare, resta immobile ad osservare il tizio che si è fatto più avanti, mentre l’altro tira su la serranda e va a prendere l’auto di fronte, una grossa Ford con la parte anteriore sinistra completamente sfasciata. Puoi smontare i pezzi ammaccati, dice il tizio; domani mattina la prima cosa che fai prendi le parti da sostituire dal tuo rivenditore, le vernici con attenzione e rimonti tutto quanto, come se niente fosse accaduto, noi staremo con te. E’ semplice, adesso telefoni ai tuoi ragazzi e gli dici che domani la carrozzeria sarà chiusa, inventati tu una scusa qualsiasi.

Franko non dice niente, sa che non può fare altro che quello che gli è stato detto, lui abita da solo, probabilmente lo sanno anche loro, nessuno lo aspetta, può rimanere lì a lavorare per tutta la notte, e loro ci contano. Rimane in silenzio, ripassa quelle istruzioni e si proietta con i pensieri al giorno seguente, quando quei due saranno usciti da lì, con la macchina a posto. Telefona, poi prende gli attrezzi e senza parlare inizia a smontare il faro e il parafango.

Franko con la coda dell’occhio vede i due tizi che si sono seduti sul fondo della sua officina, su dei sedili smontati, e senza farsi notare raggiunge l’ufficio lì accanto, in mente il numero di telefono della polizia. Gli tornano in mente gli anni in cui andava a scuola, e si firmava con quella kappa per guadagnarsi maggiore rispetto. Non è una telefonata ciò che davvero vuol fare, ma non riesce ad avere un’idea, così esce da lì e riprende il lavoro.

Franko si sente un po’ stanco, sa che dovrà dormire là dentro stanotte, e dopo due ore la macchina ha la parte davanti completamente smontata. I tizi osservano tutto quanto annuendo, gli dicono di far sparire da qualche parte i pezzi smontati, uno va a prendere qualcosa da mangiare alla tavola calda: quando torna tutti si sistemano sui sedili reclinati delle auto in riparazione. La notte trascorre in maniera estenuante, al mattino presto niente è diverso, tutto è rimasto com’era.

Franko si sente uno stupido inetto, il nervosismo gli corre sotto alla pelle, ma continua a cercare di starsene tranquillo e in silenzio, mandando avanti tutte le cose. Forse potrebbe sollevare un po’ la serranda, uscire velocemente e chiudere i tizi là dentro, ma la sua vita sarebbe segnata. Percorre diverse volte tutta l’idea, come a cercare un sollievo, poi fa un cenno ad uno di loro. Salgono ambedue sul suo furgone e si incamminano per andare a prendere i pezzi che mancano. La giornata passerà, pensa più volte, in seguito non ci sarà neppure bisogno di ricordarla.

Bruno Magnolfi

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