sabato 16 luglio 2011

Il duello.



Qualcuno da fuori chiama a voce alta il nome di Caterina, e la donna, nel sole e nel caldo del pomeriggio estivo, esce svogliatamente sulla soglia del suo piccolo appartamento al piano terra, scansando la tenda a nastri di plastica quanto basta per vedere chi sia che la sta cercando. Non si aspetta niente di buono dagli altri da quando suo marito è andato ad abitare in un paese vicino, però adesso che è rimasta in casa da sola, finiti tutti i litigi e i mal di stomaco quotidiani, lei vorrebbe ritrovare poco per volta quella tranquillità che da molto tempo ha perduto, e così è con sospetto e malavoglia che osserva una persona sulla strada che non conosce, una donna, ferma sulle gambe, come per un duello.

Qualcuno, mesi addietro, le aveva riferito che suo marito si era accompagnato con un’altra, così adesso, pensa Caterina, quella donna è forse proprio quella che adesso le sta lì di fronte, una povera disgraziata che non sa neppure in quale guaio si sia andata a cacciare, e che magari viene a dirle qualcosa come se a lei importasse ancora degli affari di quel suo marito. Forse le piacerebbe subito dirle qualcosa, affrontarla con parole aggressive ancora prima di ascoltare la ragioni che l’hanno spinta fin lì, ma per una sorta di rispetto resta in silenzio, forse in attesa di qualcosa che non riesce a comporre pienamente nella sua testa.

Caterina continua a guardare dritto verso la donna, e quella donna prosegue a guardare dritto verso Caterina, come se già lo studio attento e reciproco delle loro figure dovesse dare risultati certi, finalità importanti. Le loro espressioni un po’ ruvide sembrano sottintendere chissà quali realtà differenti, i motivi di scontro potrebbero essere a portata di mano, pensa Caterina, ma qualcosa sembra si sollevi lì accanto, come un pallone leggero, gonfio della medesima aria che pare dividerle. Infine una delle due ha un piccolo gesto come di noia per quel prolungato studiarsi.

Caterina si volta per togliere qualche foglia secca al geranio lì accanto, quasi a mostrare a quella donna che se aveva voglia di dirle qualcosa era quello il momento, e probabilmente non ce ne sarebbe stato uno ulteriore. L’altra fa un passo a sua volta, si gira quasi di fianco, poi torna a dare uno sguardo nell’espressione di Caterina, allarga leggermente la bocca in un timido sorriso che non vuole essere ironico, e lei, con naturalezza, ricambia la medesima espressione dell’altra.

Nessuna delle due dice niente, forse perché non c’è proprio niente da dire, ma quella donna all’improvviso si lascia andare in una risata di gusto, proprio mentre si gira per allontanarsi e riprendere la strada da dove è venuta, e Caterina l’accompagna con un largo sorriso, come se fosse stata trovata un’intesa che lascia ambedue soddisfatte, o almeno coscienti di qualcosa che senz’altro non avrebbero nemmeno saputo spiegare, ma che era lì, adesso, senza alcun dubbio.

Bruno Magnolfi

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