sabato 23 febbraio 2013

Quasi un pensiero politico.

            
            Sono qui da solo, sto fermo sul marciapiede nella stazione delle corriere, e penso, tanto per far passare un po’ il tempo, che la libertà consista semplicemente nell’esprimere il disaccordo con gli altri. Ci rifletto, rimugino queste parole, poi me ne sento convinto, senza altro da aggiungere.
            E’ sufficiente dire di no nel bel mezzo di una chiacchierata qualsiasi, immagino, e tutto d’improvviso diventa possibile, quasi l’apertura di un nuovo varco in un muro altrimenti invalicabile. Mi sento bene quando riesco a stare così, così libero intendo, senza preoccuparmi neppure per un attimo delle buone maniere, delle convenzioni, della facile ironia, e via dicendo. Sono convinto delle mie idee, indubbiamente certe cose stanno sotto gli occhi di tutti, ma difficilmente qualcuno si accorge della loro presenza.
            In questo luogo dove mi trovo, per esempio, ci sono diverse persone dalle facce anche troppo serie e compite, gente che molto probabilmente crede di essere nel giusto, ed è disposta ad essere d’accordo con chiunque si avvicini a loro e dica qualcosa di un argomento di cui conoscono poco, ma del quale hanno sentore, oppure ne coltivano una vaga opinione. Basta dire che la macchina che aspettano la maggior parte delle volte è in ritardo, per esempio; oppure che i viaggiatori in questa città sono  trattati sempre in maniera peggiore di quanto ci si possa aspettare, e così via.
            Mi muovo, mi avvicino ad una signora elegante con collo di pelliccia e borsetta, le dico subito che non va bene questo modo di attendere la propria corriera. Lei mi guarda con aria interrogativa, io la lascio stare un momento. Poi dico che ci vorrebbe una bella stanza riscaldata con tanto di poltroncine morbide e comode per far attendere persone come lei, è assolutamente fuori di dubbio. La signora mi guarda ancora, leggermente fa segno di si con la testa, poi dice: ha perfettamente ragione.
            E invece no, rispondo io con modi più duri; non si può affatto essere d’accordo su una cosa del genere. Quanto ci costerebbe tutta l’operazione? I biglietti indubbiamente sarebbero più cari, molta più gente verrebbe ad usufruire delle poltroncine e delle comodità, magari anche senza averne diritto. La signora non sa che pensare, però continua a guardarmi. Lei non capisce, le dico, queste sono cose che non si possono neppure pensare.
            Un uomo si accosta, considerato che ho alzato la voce sulle ultime parole che ho detto, mi chiede se ci sia qualche problema. Certo, gli dico, molti problemi. Le pare che una persona come me possa perdere del tempo con lei solo per spiegarle il mio punto di vista? Lei è uno sfacciato, gli faccio, uno per cui le parole non contano niente, tanto vale buttarle così, senza neppure pensarle.
            Poi getto un’occhiata intorno a quel marciapiede: da lontano si sta avvicinando una corriera, in diversi si fanno avanti per riuscire a salire per primi, qualcuno continua a guardarmi. Vorrei urlare qualcosa, spiegare con tre parole soltanto che non sono d’accordo con loro, qualsiasi cosa abbiano in mente di dire, ma infine lascio che tutti si accalchino allo sportello della macchina calda e polverosa che adesso si è fermata col motore ronzante in questa stazione.
            Così ficco di nuovo le mani dentro alle tasche e me ne vado per i fatti miei: non mi rivedranno facilmente, penso con convinzione: è tutta gente questa che non riesce neppure a mostrare una vera opinione, tanto vale evitarle queste persone, fingere che neppure siano mai esistite, tirare avanti con le proprie idee e lasciar perdere il resto.
            Bruno Magnolfi

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