lunedì 2 agosto 2010

La semplicità del futuro



Ci vogliono idee nuove, aveva detto semplicemente lo stilista parlando quasi sottovoce l’ultima volta che era entrato dentro allo studio. Noi avevamo provato una specie di brivido, come se tutti quei giorni di lavoro fossero inutili, ciò nonostante avevamo annuito. Dovevamo disegnare il progetto per tutta la collezione, e continuavamo a lavorare sui tessuti, sui colori, sui tagli da dare alle stoffe, senza che effettivamente nessun nostro disegno, pur interessante e ben eseguito, riuscisse a risaltare sugli altri. Uscendo da là a sera inoltrata, pensavo nonostante una forte amarezza che lo stilista aveva ragione, e con questa idea fissa ero tornata verso casa portandomi dietro tutti i bozzetti migliori che in quel periodo ero riuscita ad elaborare. Volevo cenare con calma, distrarmi con le notizie di un telegiornale, e poi, dopo il caffè, tornare a riguardare i disegni, con lo sguardo più neutro possibile. La mia governante aveva sfornellato a lungo in cucina, ma io, cenando da sola e senza appetito, avevo spizzicato giusto qualcosa, poi ero andata sulla terrazza ad osservare le luci della città poco distante, accendendo una delle mie sigarette. Pensavo che non c’era alcun senso in quello che cercavo di fare, avevo passato in rassegna tutte le riviste di moda che avevo nella mia libreria, avevo ripensato a tutte le collezioni che ero riuscita a mettere a punto in quegli anni, eppure adesso non c’era niente che mi desse un’idea, uno spunto significativo. La creatività è un elemento impalpabile: certe volte fuoriesce come acqua da dentro una fonte; altre volte, pur con tutti gli sforzi, non ne sorte neppure una goccia, riflettevo come per darmi una giustificazione. Poi pensai di partire proprio da lì, dalla mancanza completa di idee, come se la realtà avesse bruciato in pochissimi anni tutto ciò che di nuovo si poteva inventare. Disegnai l’abito più semplice che riuscissi a pensare, quindi mi soffermai sui dettagli, i più elementari possibili, infine qualcosa nella mia testa iniziò di nuovo a girare. Certo, ci sono delle volte che si deve ripartire dai fondamenti, pensavo, anzi, bisogna riflettere proprio su quelli, attraverso l’esperienza che nel corso degli anni siamo riusciti a raggiungere. Ci sono principi a cui non possiamo voltare le spalle soltanto perché la nostra maturazione e la pratica ci ha portato lontani da tutto. Dobbiamo riuscire a guardare ancora dietro di noi, ripensare alle basi di tutte le cose, solo così il futuro ci parrà davvero a portata di mano.

Bruno Magnolfi

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