domenica 31 ottobre 2010

Scena n. 10. Due donne



La donna giovane è seduta, immobile, al margine della fioca luce che emana da una lampadina al centro del palco. Dice: questa notte non sarà come le altre, gli uomini riusciranno finalmente nell’impresa, torneranno a casa vittoriosi, a testa alta, orgogliosi di tutto ciò che saranno riusciti a fare. Non so perché io sia certa di questo, ma è come se dentro me stessa non trovasse sede alcun dubbio.

L’altra donna è in piedi, curva sopra al tavolino di legno proprio sotto alla luce della lampadina, sta preparando qualcosa da mangiare, impastando acqua e farina. Dice: è una notte strana, questo si, ed è giusto che la speranza alimenti i nostri sforzi, ma tutto domani rimarrà semplicemente com’era, com’è sempre stato, e continueremo a vivere così, fino a quando dimenticheremo perfino i motivi di ogni nostro sacrificio, la tua sicurezza di adesso è solo un artificio della mente che ti viene in aiuto.

Non devi dire così, la interrompe la donna giovane, verrà pure trovato un sistema che riesce a sopraffare questo nostro dolore, questa vita da niente, queste espressioni sempre serie, costituite soltanto di rassegnazione. Sono convinta che questa è la notte che vale per tutte, gli uomini sapranno cavarsela, tenere testa al nostro cattivo destino, tornare da noi stringendo una nuova esistenza, ad iniziare da subito, da oggi stesso.

Tu sei giovane, dice l’altra donna interrompendo il lavoro per osservare le mani bianche di farina e sotto a quella la sua pelle ruvida, quasi grinzosa; non puoi ancora capire cosa significa guardare al futuro senza più avere neppure la volontà di vederlo diverso. Poco per volta ci si piega a questa realtà, si subisce ciò che ci è stato donato, arriva addirittura il momento in cui sembra che non possa essere neppure diverso da ciò a cui ormai ci siamo del tutto abituati. Ci sono stati momenti in cui anch’io come tutti mi sono detta, guardandomi dentro ad uno specchio: se non avessi mai sperato qualcosa di diverso, forse sarei stata felice; se non avessi mai fantasticato affondando la mia mente dentro a un sogno, forse oggi non mi peserebbe questa vita essenziale, di acqua e di farina. Non voglio convincerti di niente, ma forse per te questo può essere un motivo per riflettere meglio sopra la realtà, su ciò che dobbiamo attenderci, su tutto.

No, dice la giovane, questo che dici adesso io non vorrò mai pensarlo; la nostra vita sarà diversa sin da domani, ma non perché saremo diversi noi, solo perché sarà migliore la nostra condizione, sollevata da questa cappa nera che ci obbliga spesso ad essere ostili ognuno contro gli altri. Non ci vuole molto, è sufficiente cambiare quei principi che ci costringono continuamente ad essere così, il resto dipenderà solo da noi, dalla nostra volontà. I nostri uomini sapranno dar battaglia a tutta questa condizione, ne sono sicura, il futuro sarà il nostro riscatto. Ecco, ascolta, sento già le loro voci, stanno già tornando, sono qui.

Bruno Magnolfi

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