martedì 26 ottobre 2010

Scena n. 9. La ricerca della normalità




La luce rischiara una sedia sul palco, nient’altro, solo un uomo seduto, di mezza età, con le mani appoggiate sopra le gambe. Ho sempre cercato di essere retto, dice l’uomo, di seguire gli insegnamenti con cui sono stato educato, al mio fianco ho avuto per tutti questi anni Cecilia, che può confermarlo. Ci sono state anche per me delle occasioni, dei momenti più fortunati, in cui la vita ha voluto apparirmi benevola, accondiscendendo qualche volta alle mie aspirazioni, permettendomi di saltare qualche passaggio nella difficile scalata per raggiungere una vita normale.

Ma io non ho mai forzato le cose, non ho approfittato, forse Cecilia può testimoniare quanto io sia sempre stato alle regole, senza mai cercare di essere più furbo di altri. Ho lavorato, questo si, spesso impegnandomi in cose di cui certe volte neppure ho compreso lo scopo, ma l’ho fatto ugualmente, senza battere ciglio, perché sentivo dentro di me che era quello il dovere a cui dovevo rispondere, e a null’altro. Ci sono stati giorni difficili, in cui ho avvertito che tutto perdeva di senso, ma io non mi sono mai scoraggiato del tutto, c’era Cecilia con me, ho cercato di far forza su ciò in cui credevo e ho guardato in avanti, evitando di apparire con gli altri un uomo fiaccato da debolezza.

Ho conosciuto molte persone, ho avuto delle grandi amicizie, con loro mi sono confidato, ho chiesto aiuto quando ne ho avuto bisogno, e ne ho dato quando gli altri mi sono sembrati in difficoltà. Ho cercato di costruire una casa, concretizzare un futuro, pensare giorno per giorno a tutto ciò di cui avrei avuto bisogno, Cecilia lo sa, e mi sono profuso nella ricerca di un vita possibile, quella a me più vicina, più adatta, più giusta, e mi sono sentito un gigante quando ho visto che giorno per giorno le cose progredivano davanti ai miei occhi.

Ma una volta Cecilia mi ha detto che non era questo ciò che lei voleva per la sua vita, o almeno non era sufficiente, a lei non bastava tutto quello che avevo cercato di fare fino ad allora. Mi ha detto che la normalità in cui ero caduto poco per volta aveva una sembianza così disarmante che lei non poteva pensare di proseguire così, doveva allontanarsi da me, ne andava della sua stessa vita. Così ho lasciato che tutto arrivasse al suo compimento, ho voltato lo sguardo dietro di me e ho visto che nella mia esistenza in fondo non c’era stato mai niente di bello se non la presenza di Cecilia che adesso avevo perduto. Mi sono seduto, proprio come adesso, mi sono interrogato, e alla fine ho concluso che niente è valsa la pena del mio faticoso percorso, neppure Cecilia, neppure la mia ricerca perenne di essere uomo, uno come tutti, senza differenze apparenti.

Bruno Magnolfi

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