domenica 24 ottobre 2010

Consapevolezza di sé


La signora Lo Cascio è in casa, si accosta ad una finestra e guarda il tratto di strada davanti alla sua abitazione, aprendo leggermente la gelosia ad una persiana del piano superiore. E’ un gesto consueto negli ultimi tempi, prima di uscire si assicura sempre che tutto sia a posto davanti al suo cancello di ferro battuto e lungo il marciapiede della sua strada. Spesso continua a girare avanti e indietro per ore in quelle sette stanze dagli alti soffitti che compongono quella sua casa, ordinate su due piani con gli ingressi e le nobili scale di pietra con il corrimano di legno massiccio, oltre al minuscolo ma dignitoso giardinetto di fronte, e quando si tratta di uscire ci pensa sempre più di una volta.

Quando c’era suo marito le cose giravano in maniera diversa: avevano una donna di servizio a quel tempo, che si occupava di fare gli acquisti, e lei non aveva alcuna necessità di andare per negozi, se non quando ne sentiva la voglia. Da due anni invece tutto è cambiato: lei adesso è vedova, non si può più permettere personale di servizio, abita da sola in una casa enorme e questo certe volte le pesa, e se una volta dedicava il suo tempo alle disposizioni dei soprammobili, a scegliere il colore migliore per i tappeti, o a rendere il pranzo e la cena dei riti di cui si faceva umile interprete, adesso ha dovuto imparare a cucinarsi qualcosa da sola, e le sue giornate appaiono vuote quasi di tutto, se non di quell’occuparsi di sé, di quelle attività così estremamente ordinarie.

Infine esce, la signora Lo Cascio, aggiustandosi più volte davanti a uno specchio il soprabito e il cappellino da vecchia madame, avanti di affrontare incontri inaspettati che potrebbero fornire cattivi giudizi attorno al suo tenore di vita o su di lei in generale. Il suo itinerario è sempre lo stesso, i due o tre negozi di generi alimentari intorno alla piazza vicina, l’edicola dei giornali per qualche rivista, un’occhiata furtiva nella vetrina della boutique di abbigliamento poco distante.

Tornare a casa è sempre un atto di grande soddisfazione per lei: là dentro restano comunque la sua vita, i suoi ricordi, ciò che ha sempre cercato di essere, i suoi oggetti preziosi e comunque usuali. Ma da ieri qualcosa è diverso, ha incontrato per strada una persona che ha detto qualcosa, senza neppure guardarla, come riferendosi all’aria, o a chiunque; con voce chiara e buona dizione ha spiegato che le cose stanno velocemente cambiando, e che tutto è destinato a crollare. La signora Lo Cascio in un primo tempo non ha dato importanza a quelle parole, ma in seguito ha iniziato a pensarci. Lei non vorrebbe, ma fosse vero ciò che si dice, non avrebbe più senso per lei conservare quel suo andamento di vita. Chi è lei, ha iniziato a chiedersi con insistenza, se non la vedova di un famoso chirurgo che le ha lasciato una stanza piena di libri e tantissime fotografie polverose?

Non che avesse mai avuto nella mente un comportamento diverso da quello che segue ogni giorno, la signora Lo Cascio, specialmente in qualità di persona ormai anziana quale si sente, però lei immagina adesso che molte cose durante quella sua vita di moglie del famoso chirurgo le siano sfuggite, che in tutti quegli anni lei non abbia portato a compimento neppure qualcosa di ciò per cui si sentiva portata. Nessuno le ha mai detto cosa fare e cosa evitare, sia chiaro, ma per lei ogni fase della sua esistenza si è susseguita senza il bisogno di una sua esatta opinione, lasciandola forse nell’immobilità, quasi che tutto le scorresse vicino, a portata di mano, tanto da non farle scegliere niente, come se tutto fosse già prefissato, o meglio, quasi scontato.

La signora Lo Cascio entra in casa e si siede. Sarebbe facile e naturale adesso per lei proseguire con ciò che è stata da sempre, ma ora un profondo senso di vuoto la prende. Ci pensa, sa che ci sono moltissime cose che non ha fatto mai, ci sono tanti pensieri che non ha mai avuto, forse ha perduto tantissime cose, pensa, senza una consapevolezza pur minima. Ci pensa, quella casa è un museo, dice tra sé, come per sentire come suonano quelle parole, ed io ne sono una parte. Così, per la prima volta, si sente perduta, gira ancora per casa, osserva le scale di pietra, gli arredi, le stanze dagli alti soffitti. Niente posso fare, dice ancora tra sé, ma già solo sapere tutto questo, avere una coscienza precisa di ciò che io sono, è per me una consolazione notevole.

Bruno Magnolfi

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